Pe viche e vicarielli: Il Chiostro della Basilica del Carmine

Pe viche e vicarielli La rubrica di Gabriella Galbiati

Uno degli edifici di culto più suggestivi e scenario di tanti avvenimenti storici è la Basilica del Carmine Maggiore. Corradino di Svevia, Carlo d’Angio, Masaniello: sono solo alcuni di personaggi della storia di Napoli legati in maniera diretta e viscerale con questo luogo, il cui campanile impera nella piazza del Carmine.

Nel 1270 Carlo I d’Angio donò ai Carmelitani (frati costretti a lasciare il Monte Carmelo in Palestina che arrivarono a Napoli prima della decapitazione di Corradino di Svevia nel 1268) quasi 40mq di suolo per creare un nuovo monastero. Nel 1304 cominciarono effettivamente i lavori di costruzione della Chiesa, realizzata secondo un ordine gotico.

Successivamente l’edificio subì alcuni cambiamenti secondo i dettami del Barocco napoletano.

Solo l’abside e il Chiostro rimasero in stile gotico.

Questa settimana voglio parlare proprio del Chiostro della Basilica del Carmine, che probabilmente pochi conoscono rispetto al campanile, alla facciata e alla parte interna della Chiesa.

Attualmente questo spazio, particolarmente affascinante, è chiuso al pubblico a causa di lavori di ristrutturazione (già in passato ha subito vari lavori ed è stato aperto eccezionalmente per una domenica di ottobre in occasione delle Giornate del FAI).

Di origine trecentesca, il Chiostro è un quadrilatero, alle cui pareti è possibile trovare affreschi con scene della vita dei profeti Elia ed Eliseo e della storia dei Carmelitani. Ciò che più colpisce, oltre la statua in marmo di una figura femminile posta al centro del giardino, è la torretta con orologio a quadrante del secolo XVIII in maiolica arabescata di scuola napoletana.

Non resta che augurarci che il Chiostro ritorni presto agli antichi splendori e sia di nuovo accessibile ai turisti napoletani e stranieri.

Gabriella Galbiati