Pe viche e vicarielli: Le Quattro Giornate di Napoli

Ritorna l’appuntamento settimanale con Pe viche e vicarielli La rubrica di Gabriella Galbiati

Ad un luogo, famoso o meno che sia, si può associare valore storico e culturale soprattutto grazie alle persone che lo popolano e che con le loro azioni, seppur improvvisate o apparentemente semplici, riescono a farlo vivere, a difenderlo e a restituirgli dignità.

Come è accaduto a Napoli tra il 27 e il 30 settembre del 1943, quando i napoletani si sono uniti spontaneamente per liberare la loro città dal giogo nazista, evitando che venisse completamente distrutta, prendendo armi dalle caserme dei carabinieri e contrattando con l’esercito tedesco.

I luoghi simbolo della rivolta, passata alla storia come le Quattro Giornate di Napoli, sono molti, e tante donne, uomini e bambini ne sono stati protagonisti ed eroi. Una vicenda storica che forse ancora pochi conoscono veramente bene e che è stata raccontata magistralmente da Nanni Loy nel suo film del 1962, mettendo in risalto lo spirito di libertà e di amore dei partenopei.

“Vi consiglio di vedere questa scena”:https://www.youtube.com/watch?v=7nxY5axZamU

Tra i tanti luoghi che hanno fatto da palcoscenico alla rivolta, ricordiamo il Campo Sportivo del Littorio che sorge a piazza Quattro Giornate nel quartiere Vomero.

Quello che oggi si chiama Stadio Collana fu utilizzato dai tedeschi prima come spazio per asserragliarsi e poi per ammassare molti prigionieri. Ciò provocò la reazione dei napoletani che attaccarono i nazisti e il 29 settembre il Colonnello Scholl fu costretto a trattare con il Tenente Enzo Stimolo, che era alla guida di 200 ribelli. In cambio del libero passaggio per uscire da Napoli, Scholl accettò di rilasciare gli ostaggi.

Per la prima volta in Europa i tedeschi trattarono alla pari con gli insorti civili.
Oggi (ahimè!) lo Stadio Collana è chiuso e sul web non mancano le polemiche, a causa dei mancati lavori indispensabili per mettere in sicurezza la struttura. A ciò si aggiungono i tanti disagi che i frequentatori, giovani o meno giovani, dell’impianto sportivo stanno vivendo. Forse i napoletani dovrebbero recuperare un po’ dello spirito che ha animato molti durante le Quattro Giornate di Napoli. Un esempio fra tanti è rappresentato da Adolfo Pansini, un studente di 20 anni che ha perso la vita il 30 settembre del 1943 e a cui è intitolato il Liceo adiacente allo stadio vomerese.

Gabriella Galbiati