Pe viche e vicarielli: Perdersi nei Quartieri Spagnoli

Pe viche e vicarielli La rubrica di Gabriella Galbiati

Quando gli spagnoli nel XVI secolo scelsero la zona tra Montecalvario, Avocata e San Ferdinando per vivere o sostare prima di ripartire, forse pensavano ad uno dei punti più alti della città, centrale ma non troppo in vista, e che gli permetteva di raggiungere vari luoghi centrali rimanendo comunque “al coperto”.

Ancora oggi i Quartieri Spagnoli vivono di questo fascino e si ha l’impressione di ritrovarsi in un paese, in grado di auto-sostenersi, all’interno di una grande metropoli. Quando mi trovo a camminare per queste stradine strette strette, stando attenta ai motori che sfrecciano a qualsiasi ora, mi viene spontaneo pensare che se fossi originaria dei Quartieri, potrei tranquillamente non dovervi uscire e troverei semplicemente tutto quello di cui necessito.

Street art irriverente e ironica, giardinetti, locali che rispettano la tradizione culinaria partenopea, la sedia di una famosa santa (si dice che chi si siede, realizzi un suo grande sogno), botteghe di antichi mestieri che sembrano perduti, ben tre teatri storici che da sempre tanti artisti a livello nazionale e non solo. Che nessuno l’abbia a male, ma il primo fra tutti per me è la Sala Assoli. E poi ci sono tanti vasci abitati da stranieri o da persone del posto, che forse non sono mai veramente usciti dai Quartieri. Tanto che alcuni giovani hanno pensato di organizzare tour esperienziali, dove le tappe principali sono propri i vasci e chi li abita.

Infine, ci sono le persone del posto. Se decidete di entrare nei Quartieri Spagnoli, per favore fatelo senza guide e senza consultare lo smartphone. Quando si gira per i Quartieri, bisogna perdersi tra quelle strade e domandare ai passanti le indicazioni su dove andare.

Gabriella Galbiati

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