Totò…A Prescindere

Questo 15 aprile ricorre il cinquantesimo anniversario dalla morte del grande Totò.

Di Mimmo Falco

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Il principe nato a Napoli in via Santa Maria Antesaecula nello storico ed antico quartiere della Sanità.

Figlio di n.n. sul suo certificato di nascita compariva infatti il solo nome della madre, Anna Clemente.  A Totò fu dato il nome di Antonio, Vincenzo Stefano Clemente ( il cognome della madre, appunto). Solo dopo anni fu riconosciuto dal padre, il marchese Giuseppe De Curtis.
Totò ebbe un’infanzia caratterizzata dalla povertà. La madre voleva che diventasse sacerdote, il piccolo Antonio frequentò la parrocchia del Crocifissiello, una piccola chiesa di Via Santa Maria Antesaecula, e poi la chiesa di San Severo sempre nel rione Sanità. Ma il ragazzo non aveva nessuna intenzione di prendere la via sacerdotale.

Dotato di un grande spirito di osservazione, passava ore ed ore a guardare i personaggi più strani del suo rione, imitandoli alla perfezione. Il suo debutto in palcoscenico avvenne in una ” Periodica”, una sorta di spettacolo privo di copione. Il successo fu immediato.

Trasferitosi a Roma dopo le nozze dei suoi genitori, Totò non volle abbandonare il teatro e si fece scritturare come “straordinario” nella compagnia di Umberto Capece. Andava a piedi al teatro, non aveva un soldo neanche per il biglietto del tram. E quando chiese all’impresario qualche lira per le spese, si ritrovò licenziato in tronco.

Totò, se pur mortificato, non si arrese. Si presentò al teatro Jovinelli (allora vero tempio dell’arte teatrale) e venne assunto come generico. Ma la fortuna era a portata di mano: una sera, prima di uno spettacolo, vi fu una violenta lite tra il proprietario del teatro, Giuseppe Jovinelli, ed il grande attore comico Gustavo De Marco. Quest’ultimo abbandonò la scena, creando un comprensibile panico. La sala era gremita di spettatori, Totò senza indugio si presentò a Jovinelli dicendosi pronto a sostituire il grande comico. Fu la sua occasione, entrò in scena, sapeva tutte le battute, e divenne immediatamente un idolo. Era nato Totò imitatore di De Marco.

Poi, da quel giorno, una serie di successi caratterizzarono la vita artistica di Totò. Ma la tristezza che in qualche modo aveva accompagnato Totò nell’infanzia, si ripresentò nella sua vita sentimentale. Legato a Liliana Castagnola, stupenda e bellissima attrice, egli l’ossessionava con la gelosia. I continui litigi e scontri portarono al suicidio della donna. Totò, sconvolto, restò segnato per sempre dalla morte Liliana Castagnola.

Negli anni successivi sposò Diana Rogliani dalla quale ebbe una figlia che lui volle chiamare Liliana, come il suo grande amore.

antonio_de_curtis_-_totc3b2Totò ormai era famosissimo e amato dal pubblico. Era diventato Principe. Infatti, si era fatto adottare da Francesco Gagliardi Focas, discendente all’Imperatore di Bisanzio. Malgrado ciò, Totò non riusciva a digerire le innumerevoli e ingenerose critiche sul suo modo di recitare. La cultura imperante, quella dei salotti buoni, massacrava Totò e non gli perdonava nulla.

Invitato in televisione (allora cera solo il primo canale Rai) partecipò al Musichiere nel 1958, condotto da Mario Riva. La trasmissione vedeva, tra gli altri, la partecipazione di Nunzio Gallo, giovane cantante napoletano, che interpretò una splendida canzone scritta da Totò. Il Principe prestandosi al gioco di Mario Riva, doveva individuare i titoli delle canzoni accennate dall’orchestra diretta dal maestro Gorny Kramer. Al termine dell’ultimo brano ‘E Stelle ‘e Napule’, Totò paragonò alle stelle il comandante Achille Lauro, sindaco monarchico della città ed amico personale di Totò, che proprio per i suoi titoli nobiliari si diceva monarchico convinto. Apriti cielo! Totò fu bandito dalla televisione di Stato. Non apparve più fino al 1965, chiamato da Mina a Studio Uno.

Il grido ‘viva Lauro’ gli era costato 18 anni di ostracismo. Ora la sua vendetta, la Rai a domenica In con Pippo Baudo, Porta a Porta di Bruno Vespa, Uno Mattina con Franco Di Mare, Rai due con uno speciale, Rai tre con numerosi servizi ricordano Totò.  Probabilmente, un tardivo senso di colpa ha folgorato i dirigenti di ‘mamma Rai’ che ora cercano di farsi perdonare. Immagino che Totò avrebbe detto a loro: “Ma mi faccia il piacere”.

Schermata 2016-02-14 alle 14.10.26Noi lo ricordiamo con l’animo sincero dei napoletani, di quelli che gli vollero tributare due funerali, Uno a piazza Mercato, dove un la commemorazione fu tenuta da Nino Taranto e l’altro nel Rione Sanità (dopo la sepoltura). Un funerale vero in tutti i suoi aspetti, compresa la messa solenne e la bara, ma senza le spoglie mortali del grande Totò. Un tributo di amore a chi in punto di morte disse: “Purtatemi a Napule”.

Insomma Totò, a 50 anni dalla morte, ha umiliato i critici saccenti, ribadendo la immortalità dei grandi.

A prescindere dai giudizi sommari dei caporali di turno. Lui è stato Principe nel cuore e uomo nelle azioni.

Mimmo Falco

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