Eleonora Pimentel Fonseca, la donna che sconvolse la corte di Napoli

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NAPOLI OLTRE NAPOLI di Mimmo Falco

Eleonora de Fonseca Pimentel nacque a Roma il 13 gennaio del 1752, la sua famiglia di origine portoghese proveniva da Beja nell’Alesitejo.  A causa della rottura diplomatica tra il regno di Portogallo e lo Stato Pontificio, la famiglia decise di trasferirsi a Napoli. La giovanissima Eleonora nella capitale del regno borbonico si distinse ben presto per le sue spiccate doti letterarie, parlava correttamente tre lingue (portoghese, italiano e francese) e leggeva perfettamente l’inglese. Accolta nei salotti culturali partenopei, fu notata da Pietro Metastasio che la introdusse nei circoli più esclusivi. In questi ambienti la giovane Eleonora conobbe, tra gli altri, Gaetano Filangieri e Domenico Cirillo. Scrittrice eclettica, si cimentò nel tradurre dal latino una orazione dell’avvocato Nicola Caravita, che confutava le pretese dello Stato Pontificio sul Regno di Napoli. Sposata a Pasquale di Salis, ebbe un bambino di nome Francesco che morì dopo pochi mesi dalla nascita. Interruppe due gravidanze a causa dei continui e violenti maltrattamenti che subiva dal marito, contro il quale intentò una causa per la separazione che andò a buon fine.

Ben voluta negli ambienti della nobiltà napoletana, scrisse un poemetto dal titolo “Tempio di Gloria” in occasione delle nozze di Ferdinando IV con Maria Carolina d’Austria.
Per i suoi meriti fu ammessa a Corte e le venne concesso un appannaggio come bibliotecaria della Regina, della quale era diventata amica inseparabile. Amicizia che si interruppe a causa dei “fatti di Francia” che avevano portato al patibolo Maria Antonietta, sorella appunto di Maria Carolina che riteneva responsabili i giacobini.
Nel 1798, Eleonora fu arrestata ed incarcerata con l’accusa di giacobinismo. Fu liberata pochi mesi dopo grazie all’assalto alle carceri da parte dei “lazzaroni” che avevano bisogno anche dei “guappi” per la loro rivoluzione. Nasceva la Repubblica Napoletana. Eleonora allora scrisse “L’inno alla Libertà”. Fu nominata direttore dell’organo ufficiale della nascente Repubblica Napoletana, “Il Monitore Napoletano” un bisettimanale che fu la punta di diamante dei repubblicani. Memorabili i suoi articoli contro i privilegi della nobiltà.
800px-Veduta_di_Santa_Lucia_(Largo_di_Palazzo)_e_San_Martino,_Napoli,1799

Veduta di Santa Lucia. L’albero della libertà eretto durante la repubblica

In questa fase della sua vita chiese ed ottenne di eliminare dal suo cognome la  “de” nobiliare e di chiamarsi Eleonora Pimentel Fonseca. Il giornale terminò le sue pubblicazioni l’8 giugno 1799, quando fu rovesciata la Repubblica e restaurata la Monarchia. Eleonora fu subito arrestata e condotta sulle navi ormeggiate nel porto di Napoli, processata dalla Giunta di Stato che le concesse in un primo momento la pena “obbliganza penas acta”, in sintesi la esiliarono con obbligo di pena di morte se fosse rientrata nel Regno di Napoli. Ma, tre giorni dopo il verdetto, la Giunta di Stato emanò una nuova decisione con la quale dichiarava di aver commesso un errore formale e condannava a morte Eleonora, era il 17 agosto 1799. Fatta sbarcare fu rinchiusa nel carcere della Vicaria, ed  il 20 agosto, appena tre giorni dopo il verdetto, veniva portata in Piazza Mercato dove fu impiccata per ultima dopo che sul patibolo (allestito da mastro Donato, figura tristemente nota all’epoca)  erano già stati giustiziati il vescovo Michele Natale, i banchieri Antonio e Domenico Piatti, Gennaro Serra di Cassano ed il Principe Guglielmo Colonna. Aveva appena 47 anni.