Raffaele Chiurazzi, poeta dello 'sciaraballo'

88882aa842af94c7667c90e4880c5194NAPOLI OLTRE NAPOLI di Mimmo Falco

Per capire l’estro poetico di Raffaele Chiurazzi, scrive il grande giornalista Vittorio Pliotti, bisogna conoscere via dei Cristallini, strada del Rione Sanità. Chiurazzi nacque in un “vascio” del Cavone di Piazza Dante il 24 febbraio del 1857. Perse il padre, Leopoldo, quando aveva sette anni, poi anche la madre, Anna Bottiglieri, all’età di 14 anni. Eebbe quindi un’infanzia difficile, fatta di miseria, niente scuola, subito al lavoro. Il nonno materno, che gestiva una trattoria a Santa Teresa al Museo, lo impegnò come garzone di bottega e fattorino per la consegna a domicilio dei pasti.

Lavorò con il severo nonno fino all’età di 20 anni poi, a seguito della morte del parente, smise di fare “il ragazzo” e grazie ad un vicino di casa del Cavone, don Pasquale Troiano, entrò in bottega per lavorare il legno. In questa nuova attività, Chiurazzi, si distinse per il suo estro e le sue capacità artistiche. Fu uno scultore del legno a tutto tondo, grazie a lui le ordinazioni di opere aumentavano in modo esponenziale,e il successo arrise all’artista napoletano. Dopo poco aprì col socio Salvatore Cartelli una bottega tutta sua. Con orgoglio soleva dire che le metà delle case napoletane erano adornate dalle sue sculture.

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Chiurazzi non dimenticò mai le sofferenze della sua infanzia e le scrisse in infinite opere poetiche e rappresentazioni. Da ricordare la poesia dedicata alla madre “Vurria turnà guaglione”. Ormai Chiurazzi era un poeta, anzi il Poeta del popolo, quello che curiosava nei vicoli per conoscere il passato, per rappresentarlo senza fronzoli. La sua opera letteraria è stata notevole, ampia di valore. Salvatore Di Giacomo volle conoscerlo, al caffè Targiani, sito sotto i portici della Galleria Principe di Napoli di fronte al Museo Nazionale, mentre era in corso una manifestazione letteraria. Tanta era la produzione di Chiurazzi che un famoso critico dell’epoca, Aniello Costagliola, lo incitò a scrivere testi teatrali. Nel 1929 aveva elaborato “Zappatore”, famosissima sceneggiata napoletana, seguirono ancora un’infinità di successi come “Donna Nunziata”, “‘O cumitato”, “‘A femmena” e tante altre opere.

Sposato con Nannina, visse a via dei Cristallini 46. A questa strada che gli resterà nel cuore dedica una memorabile poesia “I Cristallini”. Ernesto Murolo e Giuseppe Di Maio lo pagavano 1000 lire per ogni sua opera, ma Raffaele volle rimanere il poeta del popolo e descrivere la realtà che lo circondava. Memorabili sono le poesie “‘Na mamma” e “Cosce Argiento”, che raccontano gli stati d’animo e le sofferenze di una città. Non volle mai frequentare “i salotti” napoletani, si accontentò di sedersi fuori il negozio di suo figlio Mario per intere giornate. Ormai avanti con gli anni parlava con tutti, spiegava e illustrava la grandezza letteraria di Napoli come capitale di cultura. Morì il 3 dicembre del 1957. Una lapide lo ricorda in via Cristallini (detta anche Purtusillo) dove tra l’altro è scritto: “Raffaele Chiurazzi, poeta dello sciaraballo”.

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