Salvatore Di Giacomo, il poeta che non fu mai senatore

Schermata 2016-04-11 alle 17.33.58NAPOLI OLTRE NAPOLI di MIMMO FALCO

Era il cinque aprile del 1934 quando, a Napoli, si sparse la notizia della morte di Salvatore Di Giacomo. Senza dubbio tra i più illustri e raffinati scrittori dell’inizio del nuovo secolo. Oggi, a distanza di 82 anni dalla sua scompara, la Napoli ufficiale – per intenderci quella dei salotti del piccolo-potere – l’hanno ignorata.

Invece Salvatore Di Giacomo fu certamente tra i più grandi. Figlio di un medico, per tradizione familiare fu iscritto alla facoltà di Medicina, presso l’Università di Napoli. Studi che abbandonò perché – si racconta – rimase fortemente impressionato da uno spiacevole incidente che lo vide, suo malgrado, protagonista.

Un giorno, il giovane studente di Medicina si stava recando a lezione. Sullo scalone della Facoltà di Medicina, Di Giacomo fu urtato da un infermiere che portava una grande bacinella, piena di pezzi di corpi umani, che gli finirono addosso. Dovevano essere utilizzati come reperti per le esercitazioni di anatomia.

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Lasciati gli studi di Medicina, Salvatore Di Giacomo si dedicò al giornalismo e fu brillante cronista del “Corriere di Napoli”. Assicurandosi da vivere con l’incarico di direttore presso la biblioteca nazionale sezione Lucchesi-Palli. Migliaia le sue opere letterarie, ma la fama che lo “perseguitò” per tutta la vita la ottenne con una canzone: “Marechiare“, musicata dal grande Francesco-Paolo Tosti. Si sposò a 46 anni con la giovane Elisa Avagliano, anche lei dipendente della Biblioteca Nazionale.

Di Giacomo, malgrado avesse scritto meravigliose poesie, racconti, saggi e opere letterarie di grande valore, fu sempre in condizioni economiche precarie. Condizione che segnò profondamente la sua vita. Infatti nel 1924, Mussolini lo nominò alla carica di Senatore a Vita per i suoi alti meriti culturali. Tale indicazione fu bocciata dall’assemblea del Senato del Regno (all’epoca si doveva ottenere il placet della Camera di appartenenza), perché Di Giacomo era povero.

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Tutta la cultura nazionale di allora espresse solidarietà al Poeta Napoletano, tra questi dobbiamo ricordare ciò che fece Ugo Ojetti, altro designato alla carica di Senatore a vita del Regno d’Italia, che rifiutò e scrisse: “Arrossirei al solo pensiero di entrare per censo al Senato dove, solo perché è povero, non ha potuto entrare un grande ed inimitabile Poeta”. Solo cinque anni dopo Salvatore Di Giacomo fu nominato Accademico d’Italia.  Prestigiosa istituzione presieduta da Guglielmo Marconi.