Napoli Capitale degli amanti: il delitto di Posillipo

NAPOLI OLTRE NAPOLI di MIMMO FALCO Il Processo Cifariello

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Agli inizi del 900, a Napoli erano di moda il cafè chantant ed il varietà, centinaia le subrette che sognavano di debuttare nella città del sole. Tra queste cantanti, adorate dal pubblico, ben presto si fece notare Blanche De Mercy, nome d’arte della cantante che diceva di avere origini francesi Maria-Francesca De Browne. La sua bellezza, l’eleganza, il portamento, divennero argomenti indispensabili tra la gioventù aristocratica napoletana. Tutti le fecero la corte, e lei non disdegnava complimenti ed applausi. A sposarla fu Filippo Antonio Cifariello, grandissimo scultore, nato a Molfetta autore di quadri, ritratti e bronzi. Insomma un uomo di grande notorietà. Il matrimonio non fu certo tra i più felici, per i continui e non nascosti tradimenti di lei, e per la forte gelosia  dello scultore nei confronti della moglie.
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Antonio Filippo Cifariello, scultore

Il dramma si verificò il 10 agosto del 1905, informato da un “solerte” amico, Filippo Cifariello  si recò alla pensione Mascotte sulla ridente collina di Posillipo, vicino all’attuale Villa Martinelli, dove sorprese la moglie in compagnia dell’avvocato Leonardo Soria, amante e politico dell’epoca. Senza esitare fece fuoco con una rivoltella ben cinque volte nei confronti della moglie uccidendola. Il caos che ne segui fu indescrivibile, Cifariello stava tentando di suicidarsi lanciandosi dal balcone della camera della pensione, ma fu bloccato dal pronto intervento del proprietario e di alcuni inservienti, accorsi a seguito del rumore degli spari.
Il processo  fu tra i più seguiti dell’epoca, per la notorietà dei protagonisti. I giornali per la prima volta nella loro storia, predisposero una sorta di referendum tra  “gli innocentisti” ed i “colpevolisti”, si crearono veri e propri schieramenti  contrari o  a favore di Cifariello. Tra chi giustificava il gesto dello scultore, il grande scrittore Luigi Capuana. Tanto fu il clamore, che il processo non fu celebrato a Napoli, ma a Campobasso, ed  a difendere Antonio-Filippo Cifariello, uno tra i più grandi avvocati penalisti dell’epoca il napoletano Gaetano Manfredi. I giudici assolsero Cifariello, accogliendo la tesi difensiva che si basava tra l’altro sulla rivendicazione della legittimità dell’azione dell’assassinio, ferito nel suo onore di  marito, di genio, di artista. Era il 1908, tre anni dopo il fatto. Cifariello riprese la sua attività ed ebbe nuovi successi, specie per il monumento da lui realizzato a Bari ed inaugurato nel 1905 e secondo alcuni fu proprio in quell’occasione che la moglie conobbe l’avvocato Leonardo Soria assessore del capoluogo pugliese.
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Io e Zeus, Correggio

Ma la vita di Cifariello, genio e sregolatezza, non ebbe serenità, infatti dopo qualche anno conobbe Evelina Fabi, che divenne la sua seconda moglie, anche lei donna bellissima ed affascinante, morì tragicamente a seguito di un incendio divampato nel loro appartamento al Vomero, quartiere residenziale della città di Napoli. L’agonia della donna durò a lungo e lei scagionò il marito da ogni responsabilità e dai sospetti di omicidio, addirittura per iscritto.
Cifariello si sposò per la terza volta, ebbe due figli e sembrava avesse recuperato la tranquillità, invece, malgrado avesse avuto due bei figli maschi, nel 1936, ancora noto per la sua grandezza come scultore, decise di mettere fine la sua vita suicidandosi nello studio-casa del Vomero.

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